La pesca in apnea in acqua bassa

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La pesca in apnea in acqua bassa

Con le basse temperature invernali però anche il pescatore più esperto sa che deve organizzare al meglio l’uscita di pesca in apnea per massimizzare il tempo di permanenza in acqua e minimizzare le operazioni di vestizione sulla spiaggia o sulla barca. A tal proposito potremmo raccontarvi di aver visto pescatori partire da casa con la muta indosso e tutta l’attrezzatura ma in questo articolo vi spiegheremo passo passo le fasi per una corretta uscita di pesca.

Basi della pesca in apnea in acqua bassa

Innanzi tutto dovremo studiare bene le condizioni meteo marine per evitare di trovarci in mare con pessima visibilità o forte corrente. Una lettura al bollettino meteo e uno sguardo allo spot ci permetteranno di capire immediatamente se ci sono le condizioni adatte. Anche nelle migliori condizioni non aspettiamoci visibilità da mari tropicali quindi, considerati tutti questi fattori, se non siamo “profondisti” incalliti opteremo per una battuta di pesca in acqua bassa. La sceglieremo per diversi motivi: in primis perché l’acqua fredda, se pur contrastata da una muta in neoprene liscio di ottima qualità, fa diminuire drasticamente le nostre potenzialità e tempistiche di apnea e perché molto spesso, tra le rocce del basso fondo e nella schiuma si possono scovare saraghi, spigole e muggini di discrete dimensioni.

Pescasub: quale spot scegliere?

Viste tutte le condizioni precedentemente elencate scegliere lo spot non è particolarmente difficile ad un occhio attento. Una bella scogliera che degrada dolcemente fino a profondità intorno ai 10 metri ricca di anfratti e tane farà al caso nostro e varrà la pena di scandagliare con attenzione. Una volta giunti sul posto, prima di ancorare la barca assicuriamoci su come si muove la corrente: se parallela alla scogliera  o se verso terra o verso il largo. Questo è un aspetto tecnico importantissimo che influirà positivamente o negativamente sulla nostra uscita. Se trovassimo una corrente parallela alla scogliera ci dirigeremo a valle della corrente stessa dove ancoreremo l’imbarcazione per sormontarla in andata rendendo più semplice il ritorno verso il natante. In caso di corrente che tira verso il largo, possibile in determinate giornate, dovremo fare particolare attenzione a non farci allontanare troppo dalla scogliera per non sporgersi troppo verso il largo ed avere così difficoltà nel rientro. Perché fare questa manovra? Semplice. Immaginate di buttarvi in un fiume, anche ad andamento lento e proseguite verso valle per un centinaio di metri. Arrivati a destinazione giratevi e provate a risalire il fiume. Se pur leggera la corrente influirà negativamente sulla vostra spinta andando a stancare muscoli già provati dal tragitto di andata. Nel caso contrario invece faremo più fatica nelle prime fasi della battuta di pesca, quando il nostro corpo ha più forza, andando ad alleggerire il carico nella fase del rientro quando saremo agevolati da un andamento a favore di corrente.

Pescasub: giusta scelta dell’attrezzatura

Schienalino per pescare in apnea.
Schienalino per pescare in apnea.

Per la pesca nel bassofondo ci doteremo di attrezzatura specifica da scegliere con cura fra le mille offerte sul mercato. Tralasciando maschera e snorkel, attrezzatura pressoché multi stagionale, grande attenzione sarà rivolta al vestiario e al resto dell’attrezzatura. La muta in primis, colei che ci proteggerà dall’acqua fredda, dovrà essere scelta tra i modelli in liscio-spaccato, non solo per le sue doti di acquaticità bensì per quelle di rapida asciugatura fuori dall’acqua e buon isolamento termico. Una giacca da 7-8 mm con pantaloni da 5-7 mm saranno più che sufficienti ad affrontare 3-4 ore di pesca intensa. Anche i calzari svolgono un’azione importante, li sceglieremo da 3 mm che ci offriranno il giusto compromesso fra comfort e calore. Per i più freddolosi un sottomuta proteggerà ulteriormente il pescatore dall’impatto con le temperature invernali. Per quanto riguarda le pinne, considerato i brevi tragitti da eseguire e la poca profondità da affrontare le sceglieremo medio – morbide. In questo modo avremo minore spinta ma nello stesso tempo non andremo ad affaticare oltremodo i muscoli che ci serviranno “a pieno regime” nelle fasi del rientro. Un occhio di riguardo ai pesi in cintura. Molti pescatori nel periodo invernale, pescando soprattutto in acqua bassa, hanno l’abitudine di aumentare leggermente i chili in cintura. Io personalmente non condivido questo aspetto andando ad appesantire troppo una parte del corpo che sarebbe obbligata ad uno sforzo maggiore per rimanere in asse con il resto del corpo. Meglio allora usare lo schienalino che distribuisce in maniera più omogenea su tutta la schiena il peso da portarsi appresso. Anche su questo accessorio le varie aziende produttrici si sono sbizzarrite su forme e colori. Scegliamolo in base al nostro gusto e soprattutto alle nostre caratteristiche.

Pesca in apnea : si entra in “acqua bassa”!

Una volta raggiunta la zona di pesca ancoriamo come detto in precedenza. Cambiamoci velocemente per non raffreddare oltremodo il nostro corpo ed entriamo in acqua. Scandaglieremo per prima cosa la fascia più al largo, quella che va dai 6 ai 12 metri. Tane, buchi e posidonia dovranno essere controllati, prima dalla superficie e poi sul fondo, con estrema attenzione. Aggiriamoci silenziosi sul fondo, l’aspetto in questi casi è la tecnica migliore: prendiamo un bel respiro, scendiamo e cerchiamo un buon posto che ci permetta di avere un ottimo punto di osservazione nascosti da una roccia o da una prateria di posidonia. Se qualche predatore si aggira nei paraggi, nel giro di breve tempo si avvicinerà per venire a controllare l’intruso. Ed è in quel momento che il pescatore, con movimenti impercettibili, dovrà posizionarsi per prepararsi al tiro, che sarà ravvicinato e preciso. Se invece non riusciamo a destare la curiosità dei pinnuti dovremo noi, nel massimo silenzio, scivolare lenti tra le rocce o sulla sabbia per avvicinarci il più possibile alla preda. Altra tecnica infallibile è la ricerca del pesce in tana. Spesso dopo alcuni tiri il pesce è spaventato ed infastidito e tende a rimanere in tana o nei pressi di essa. Avviciniamoci senza fare rumore tentando un agguato o una caduta in verticale sulla e, se necessario, tentiamo pure un tiro a testa in giù. La prontezza di riflessi e la mira faranno il resto. Giunti al punto prestabilito per “l’inversione di marcia” portiamoci nel bassofondo per scandagliare palmo a palmo quello che si aggira tra le rocce o scogli isolati. Spesso la spigola si trova in queste zone, soprattutto con mare formato la troveremo a cacciare nella schiuma. Scoviamola prima che lei possa vederci e tentiamo un tiro dalla distanza. Se il colpo è preciso non avrà scampo e non sarà nemmeno necessario aprire la frizione del mulinello. Anche saraghi, salpe e muggini si aggirano nel bassofondo. Per queste specie l’agguato ci permetterà di coglierli di sorpresa riuscendo a portare a casa un discreto carniere per la gioia della cucina e i suoi commensali.

Pesca in apnea: sarago maggiore.
Pesca in apnea: sarago maggiore.

La pesca in apnea in acqua bassa

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